Un blog in movimento
Il blog diventa uno spazio per far crescere insieme un'opinione, farla maturare e condividerla, prima di trasformarla in una istanza di cambiamento. Col tuo contributo metti in moto il blog...
Su questo blog chiediamo il contributo di cooperanti, esperti, funzionari, studenti e politici sul futuro della cooperazione allo sviluppo, partendo da alcune questioni di base:
1. Il governo italiano ha tagliato i fondi per la cooperazione italiana allo sviluppo con la finanziaria del 2009 (un taglio di 479 milioni di euro portando la quota del Pil dedicata alla cooperazione allo 0,10% nel 2009): e' accettabile? quali sono le conseguenze di questo taglio?
2. Meno soldi dovrebbero incentivare un utilizzo piu' efficiente e limitare gli sprechi: dove sono gli sprechi? come ridurli?
3. Quali sono le forme migliori per portare gli aiuti allo sviluppo nei paesi poveri? Le Agenzie delle Nazioni Unite? Le Organizzazioni Non Governative? Attraverso il sostegno diretto ai budget dei governi beneficiari?
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Quale futuro per la cooperazione internazionale allo sviluppo?
Brevi cenni sul contesto attuale
Di fronte al taglio del governo Berlusconi ai fondi per la cooperazione allo sviluppo, ed in particolare a quelli destinati alle organizzazioni non governative, occorre forse ripensare se la cooperazione -come viene fatta oggi- sia veramente lo strumento migliore per sollevare miliardi di persone dalla miseria delle campagne e dalla insalubrità delle squallide periferie urbane dei paesi del mondo cosiddetto "terzo". Pertanto su questo blog apriamo una finestra sul mondo della cooperazione, guardando al futuro e ripensando al se, come e perché debba essere fatta:
Il contesto attuale:
1) Da più di 50 anni ci si applica nel Nord del mondo per risolvere i problemi del Sud: i risultati sono molto deludenti, oggi un piccolo aumento del costo del petrolio o del riso corrisponde ad un aumento di milioni di poveri. Le politiche per la cooperazione nonostante i grandi sforzi e grandi fondi non hanno quindi compiuto le promesse fatte (vedi il blog: Quanto costa eliminare la povertà?)
2) I poveri (circa un miliardo di persone) vivono con 1 o 2 dollari al giorno. Questo ci dice molto poco del loro stato di salute e benessere e ancor meno se quella manciata di dollari sia sufficiente a garantire una vita decente tenendo conto delle fluttuazioni dei prezzi;
3) L'aiuto alla cooperazione internazionale da parte dei governi e' complessivamente in aumento ma i soldi vengono spesi in modo crescente attraverso organizzazioni tipo Nazioni Unite (con alti costi di gestione) oppure dati direttamente ai governi dei paesi del terzo mondo senza poter controllare come i soldi sono spesi e spesso alimentando gruppi di potere non interessati al miglioramento.
4) Le modalita' piu' recenti di concessione dei fondi pubblici alla cooperazione allo sviluppo hanno messo in atto un processo di privatizzazione degli aiuti: i contribuenti pagano le tasse che vengono usate in parte per dare aiuto economico ai governi dei paesi poveri sotto forma di progetti. La maggiorparte di questi progetti vengono gestiti da imprese di consulenza privata il cui interesse principale e' quello di fare del profitto. I soldi delle tasse (circa un terzo) vengono quindi reinvestiti in imprese private dei paesi ricchi.
5) Una parte dei fondi (ormai ridotta all'osso) viene data alle organizzazioni non governative (ONG) che appunto diventano uno strumento dei governi (paradossalmente) per fare cooperazione allo sviluppo. La differenza sta nel fatto che l'operato dalle ONG non e' dettato dal profitto ma dalla motivazione di creare dei ponti di solidarieta' con i paesi e comunita' piu' povere del terzo mondo.
Vi invitiamo a porre domande e ad esternare i vostri dubbi, oppure ad aggiungere pezzi al discorso...per mettere in moto il blog.
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5 commenti:
Non credo esista una soluzione unica alla questione della cooperazione allo sviluppo. Ogni attore (ONG, organiszzazioni internazionali, assistenza technica) ed ogni modalita di intervento (progetto, programma, appoggio settoriale e appoggio al tesoro) possono risultare i sistemi piu efficaci a seconda delle circostanze. La decisione di ridurre il volume degli aiuti allo sviluppo da parte del governo italiano invece non mi sembra giustificata.
D'accordo con Laura sulla molteplicita' delle modalita' di intervento. Non me la sento di sottoscrivere appieno la differenza sulla motivazione degli operatori delle ONG rispetto agli altri attori dello sviluppo, anche perche' nel nostro settore c'e un travaso continuo da un ruolo all'altro. Taglio dei fondi alla cooperazione: un film gia visto. Mi viene da pensare che se a gestire la baracca ci fosse un capo di agenzia energico piuttosto che un ministro per cui la cooperazione e' spesso un fardello improduttivo le cose andrebbero un po' meglio (almeno si mostrerebbero un po' di muscoli)? congratulazioni e auguri per l'iniziativa Andrea, bravo!
La cooperazione allo sviluppo ha risolto ed è in grado di risolvere problemi settorialmente e/o geograficamente limitati, ma non ha risolto - e non sembra che possa risolvere o contenere – il problema del sottosviluppo.
Ciò in quanto il modello di sviluppo che la cooperazione ha, di fatto, sempre proposto e che continua a proporre è quello che è stato alla base della ricchezza e del potere che il mondo occidentale ha saputo raggiungere.
Questo modello si è rivelato devastante per i PVS ed ora inizia ha mostrarsi tale anche per i paesi industrializzati, quindi lo è per tutto il mondo.
La cooperazione dovrebbe riflettere seriamente sulla sua crisi e su quella che sta investendo il mondo, esaminare e sperimentare forme di economia più eque e più rispettose dell’ambiente e, nello stesso tempo, pensare a ridurre quegli sprechi e quei privilegi che caratterizzano l’immenso ed autoreferenziale apparato dei suoi istituti.
Comunque, complimenti ad Andrea per il suo blog: è un primo passo per mettere assieme i molti che sono legati da affinità di pensiero e che sono privi di un referente politico.
Lilli Marinello
Ovviamente i tagli alla cooperazione del nostro governo sono innazitutto il riflesso del non rispetto dei compromessi internazionali. Ma mettono anche in evidenza l'indifferenza della nostra societá verso i problemi dello sviluppo, considerato che i tagli sono passati del tutto inosservati.
Sono assolutamente d'accordo con Andrea sulle riflessioni circa le nuove modalità con cui viene gestita la cooperazione, attraverso societá di consulenza che poco sanno e cui poco importano pratiche partecipative o i processi di sviluppo. Altrettanto vero quanto dice circa le Agenzie delle nazioni unite o la stessa Unione Europea invischiate e che ci hanno invischiato, anche a noi ONG, in una rete di controlli e burocrazia, che poco o nulla hanno a che vedere, a mio parere , con a trasparenza.
Ma la nostra sfida, in questo blog, come operatori delle ONg forse potrebbe o dovrebbe andare oltre, e arrivare a chiederci anche se noi ONG, e noi ONG italiane, abbiamo veramente in 20 o 30 anni di lavoro saputo stringere alleanze con i nostri soci locali, o attivato reti fra ONG o se abbiamo mai seriamente aperto un lavoro interno di valutazione su quali sono gli strumenti più efficaci per contribuire a dei processi di sviluppo o di cambiamento.
Ora che i soldi saranno pochi, anzi pochissimi nel caso dell'Italia, a maggior ragione questa riflessione diventa doverosa, così come stringere alleanze e reti. Accettiamo o siamo in grado di accettare questa sfida ???
Le risposte si trovano già nelle stesse domande che sono state poste; ovvero, ribadendo quanto già scritto in precedenza:
1) La cooperazione è fallita nel suo obiettivo di fondo (la eradicazione o il contenimento della povertà), ma è in grado, al momento, di risolvere problemi geograficamente e settorialmente limitati. Quindi bisognerebbe puntare, innanzitutto, a questo tipo di essenzialità dei problemi.
2) E' dimostrato che l'incremento quantitativo degli aiuti e la prevalente destinazione degli stessi agli Organismi Internazionali o ad imprese private, si traduce in un minore controllo, da parte dei donatori, sull'uso dei fondi, nonchè in un aumento dell'aspetto affaristico connesso alla cooperazione. Quindi bisognerebbe, aumentare i controlli, ridurre i notori sprechi degli Organismi Internazionali e favorire un sano statalismo nell'ambito dell'APS. Il richiamo dovrebbe essere quello del "rispetto delle regole" che qui, come altrove, ci sono, ma non vengono applicate.
3) Visto che l'essersi adagiati sul modello di sviluppo neoliberista è stato uno degli errori che ha causato il fallimento della cooperazione, quanti operano in quest'ultima dovrebbero forse iniziare a ragionare sulle possibilità di proporre modelli di sviluppo diversi o, quantomeno, forme di cooperazione diversa. Gli esempi e le sperimentazioni, al riguardo, non mancano. Le singole ONG dovrebbero comunque aprirsi al dialogo interno e con gli altri operatori della cooperazione.
Un altro problema di fondo è la mancanza di un interlocutore politico, che è il problema dei problemi della società italiana.
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